lunedì 1 agosto 2011

L'ho finito!


E' incredibile! L'ho
F-I-N-I-T-O! Ho finito di scrivere la nuova versione del racconto "Vado a vivere a Cuba" che è diventato finalmente un libro! Non avrei mai creduto di riuscirci. Sì lo so, avevo detto che l'avrei finito il 31 luglio, invece ad essere precisi adesso è già il 1' agosto... ma l'importante è che il lavoro sia concluso.
Ora mi prendo un po' di riposo, poi farò una revisione e a settembre si inizia con le cose "serie", cioè la pubblicazione vera e propria in forma cartacea.

Per adesso è tutto! Vi terrò aggiornati! Buonanotte!

venerdì 22 luglio 2011

Siamo in dirittura d'arrivo!

Dico "siamo", al plurale, perché senza i miei potenziali futuri lettori il mio lavoro non avrebbe senso di esistere. Dicevo, allora, che siamo quasi alla fine della stesura, come promesso in un post precedente in cui avevo elencato le prossime tappe.
Entro la prossima settimana finirò di scrivere gli ultimi capitoli, poi seguirà una pausa di riflessione, durante la quale farò una rilettura globale, per vedere se il racconto starà in piedi da solo e per limare eventuali piccoli difetti.
Poi passerò alla fase di edizione vera e propria, cioè al lavoro di impaginazione, aggiunta delle foto, disegno della copertina e infine alla fase di pubblicazione vera e propria.
A proposito, ecco come sarà strutturato il libro e quali saranno le differenze rispetto alla versione precedente del racconto in 13 capitoli che potete trovare oggi su www.partopercuba.it:
  • circa 24 capitoli (quasi il doppio!), cioè quasi tutti quelli precedenti più i capitoli nuovi con molte storie inedite
  • 1 prologo (cosa è successo PRIMA di partire per Cuba)
  • 3 schede separate (si tratta di 3 capitoli "trasversali", cioè che si staccano dall'ordine cronologico)
  • i capitoli seguiranno strettamente l'ordine cronologico della storia
  • sarà arricchito con foto d'epoca originali, scattate da me
  • alcuni capitoli della versione precedente sono stati "sezionati", poiché non narravano i fatti nell'ordine esatto; ora sono stati messi nell'ordine giusto e formano parte dei nuovi capitoli
  • è stata rivista completamente la grammatica: alcuni vecchi capitoli erano scritti al presente, altri al passato; ora è stata uniformata la forma grammaticale per tutti i capitoli, vecchi e nuovi
  • nei capitoli vecchi sono stati rivisti alcuni passaggi un po' deboli, scritti male o poco efficaci
In pratica il libro sarà una cosa completamente nuova rispetto al racconto precedente: vi troverete parte della storia che gia conoscete, ma troverete anche molte cose nuove. Pertanto anche chi ha già letto il racconto potrà leggere il libro senza annoiarsi.

venerdì 24 giugno 2011

12' capitolo

Come preannunciato mi sono messo al lavoro alacremente. Da adesso e per le settimane prossime sarò tenacemente impegnato nel completamento della stesura definitiva dei nuovi capitoli e nella revisione di quelli già esistenti.

Questa sera ho terminato il 12' capitolo della nuova serie: è un capitolo tutto nuovo, con delle nuove avventure che non avevate mai letto. Si narra di quella volta che tre miei cari amici italiani in vacanza a Cuba (Stefania, Gianfranco e Federico) si erano spinti fino a Niquero per cercarmi: roba da pazzi! Ma chi glielo ha fatto fare? Si saranno mai pentiti di aver fatto tanta strada? Un giorno o l'altro glielo devo chiedere...

Era un impegno che dovevo onorare perché giustamente mi avevano fatto notare che nella prima versione dei miei racconti non li avevo nemmeno citati, se non superficialmente. A mia difesa posso solo dire che nella prima versione non dovevano essere dei veri e propri racconti da rendere pubblici, ma solo una breve panoramica su come si viveva a Cuba e che avevo scritto privatamente per una mia amica che mi aveva chiesto quelle informazioni, quindi molti passaggi li avevo estremamente sintetizzati. Poi l'idea di pubblicarla su www.lovelyforum.com decretò il "successo" dell'iniziativa. Il resto è storia recente... o quasi.

Nel 12' capitolo si narra anche del mio certificato penale, di come si fanno fotocopie in una città dove non ci sono fotocopiatrici, della festa del Primo Maggio a Niquero e di quali schifezze si bevano quando manca il rum. Per i dettagli dovrete aspettare ancora qualche mese.

sabato 21 maggio 2011

Prossime tappe

Mi dovrei veramente vergognare per aver trascurato di aggiornare i miei lettori sull'avanzamento dei lavori del libro. Non mi sono dimenticato di voi, anche se sono passati oltre due mesi dall'ultimo mio messaggio. Spero che sarò perdonato.

Veniamo subito alle buone nuove. Allora... sono veramente, finalmente, sicuramente in grado di stabilire ed annunciare le prossime scadenze alle quali terrò certamente fede. (Se siete riusciti a capire il senso della frase dopo tutti questi avverbi allora siete davvero bravi).

L'avaro tempo libero a mia disposizione, dopo gli impegni di lavoro e di padre di famiglia, non mi ha consentito di procedere nella lavorazione del libro come mi ero prefissato; tuttavia mi si prospetta nelle prossime settimane un "alleggerimento" dei carichi di lavoro, specialmente quelli familiari (presto terminerà l'anno scolastico), quindi potrò dedicare i miei sforzi nel completamento dell'opera e nella fase di pubblicazione.

Quindi le prossime tappe saranno, a grandi linee:
- entro il 31 luglio: terminare la scrittura definitiva (questa sarà una data scolpita sulla pietra!)
- agosto: pausa di riflessione, riposo e recupero delle forze
- settembre: contattare potenziali editori

In assenza di risposta positiva da parte degli editori, ad ottobre inizierà la fase di autopubblicazione con le seguenti scadenze:
- entro 31 ottobre: scelta della/delle tipografie on-demand
- entro 15 novembre: inizio promozione e raccolta ordini
- entro 15 dicembre: consegna prime copie stampate (!)

Dopo aver fatto queste solenni promesse sento già i primi sintomi d'angoscia da ritardo scuotere il mio corpo...

Ah, dimenticavo: quello nella foto è il "puerquito" di cui ho narrato nel capitolo 7 "Animali" che sicuramente avete già letto qui. Serve per ricordarmi la fine che potrei fare anch'io qualora non mantenessi gli impegni assunti con i miei lettori.

sabato 12 marzo 2011

Lezioni di italiano

Vi ho mai detto che, quando vivevo a Cuba, ho dato anche delle lezioni di lingua italiana? Nulla di eccezionale, sia ben chiaro: si trattava di semplici lezioni sulle nozioni base della nostra lingua dirette ad un pubblico assai informale costituito da parenti e amici.
Questo tema sarà trattato nel capitolo che ho finito di scrivere pochi giorni fa, il quale si colloca nel periodo di aprile 1996.

Per la cronanca: sto mettendo insieme tutti i pezzi mancanti della storia, seguendo un ordine cronologico, e li sto unendo con i capitoli che avevo già pubblicato sul web nella prima versione.

A dire il vero, della prima versione (quella ancora scaricabile dal sito www.partopercuba.it), rimarrà ben poco nella nuova versione, quindi il nuovo libro che uscirà (ed uscirà, statene pur certi!) sarà senz'altro apprezzato anche dai "vecchi" lettori, poiché vi troveranno delle storie nuove e dei particolari mai raccontati prima.

Spero che avrete ancora la pazienza di attendere che io riesca finalmente a pubblicare il libro: in caso contrario, se avete intenzione di mandarmi a quel paese (e ne avreste molte buone ragioni) avvisatemi almeno con discreto anticipo...

giovedì 17 febbraio 2011

Assaggio n.2

Sabato mattina mi svegliai presto. Bella, con la sua consueta e gradevole premurosità, mi preparò la colazione: delle gustose fette di pane con la marmellata e del caffè. Gonzalo, sempre attivo ed efficiente, era già in piedi da molto tempo prima di me. Attendemmo l’arrivo del camion, come da accordi della sera prima, senza particolare preoccupazione poiché eravamo convinti che non ci sarebbero più stati intoppi. Cosa sarebbe potuto succedere ancora? Assolutamente niente: i due autisti dovevano solo alzarsi, bere il caffè, prendere il camion e venire a prenderci.

Continuavamo ad attendere, sempre senza particolare preoccupazione, perché tra cubani era normale dare un appuntamento per una certa ora e poi arrivare con un’ora e mezza di ritardo.

Quando, però, le ore di ritardo divennero due la preoccupazione iniziò a farsi sentire e diventò delusione certa quando uno degli autisti telefonò per dirci che il camion era fermo per manutenzione e che quel giorno non saremmo potuti partire. Si doveva rinviare il viaggio al giorno seguente.

Nel frattempo Maribel mi aveva già chiamato due volte e non fu contenta di sentirsi dire che avremmo tardato. Anch’io non lo ero affatto, ma pensai che sottoporre il camion a manutenzione prima di un lungo viaggio era una misura di sicurezza che, tutto sommato, valeva la pena affrontare.

Nel pomeriggio approfittai del tempo a disposizione per andare in uno dei supermercati della zona, chiamato “Quinta y 42” dal nome delle due vie al cui incrocio si trovava, nel quartiere Miramar. Gonzalo mi accompagnò. Dovevo comprare della pittura murale per la casa di Niquero, che aveva bisogno di un ritocco estetico. Non l’avevo portata dall’Italia perché non sapevo come imballare dei secchi da quattordici litri di pittura e temevo che aprendosi durante il lungo viaggio avrei causato dei danni incalcolabili. Ritenni quindi che a L’Avana avrei più facilmente trovato quello che cercavo. Il supermercato era molto frequentato: inaspettatamente scoprii che la maggior parte dei clienti erano cubani e la cosa che mi colpì di più fu che molti di loro non badavano a spese. Un normale stipendio statale non avrebbe permesso di comprare più di due bottiglie di olio di semi di girasole, un tubo di dentifricio e qualche saponetta (articoli molto richiesti dalla maggior parte della popolazione e che si esaurivano rapidamente sugli scaffali): mi chiedevo, quindi, come facevano alcuni a presentarsi alla cassa con due bottiglie di rum di marca e pagare con biglietti da cinquanta dollari, ostentando abbigliamento esclusivo e catene e bracciali d’oro che valevano come tre anni di stipendio...

martedì 8 febbraio 2011

Assaggio n.1

A seguito delle molte richieste pervenute e per ringraziare i miei (futuri) lettori ed estimatori mi sono convinto che è quanto meno indispensabile inziare a fornire qualche assaggio della nuova versione del libro.

Pertanto, bando alle ciance ed ecco qui di seguito uno stralcio di uno dei primi capitoli completamente inediti. Buona lettura!

L’aereo atterrò giovedì sera all’aeroporto José Martì. Il volo fu tranquillo, a parte uno scalo a Cayo Largo dove rischiammo di ribaltarci per un improvviso colpo di vento laterale al momento di toccare la pista. Finalmente mi liberavo anche di due passeggeri sui quarant’anni seduti dietro di me, i cui discorsi sprezzanti e ostentati ad alta voce su come avrebbero trascorso la vacanza a Cuba, su quante cubane si sarebbero portati a letto, su quanto avrebbero mangiato e bevuto grazie ai quattrini che si portavano appresso, lasciavano intendere più che bene quale fosse il loro livello culturale e la considerazione che avevano per le persone. Mi chiedevo perché certa gente doveva spendere tanti soldi per un biglietto aereo e per un soggiorno in hotel quando avrebbe potuto trovare ciò che cercava molto più vicino a casa propria. Soprattutto mi chiedevo perché quei due dovessero parlare così ad alta voce, dato che nessuno aveva espresso il benché minimo desiderio di sapere i fatti loro.

Il fratello di Maribel, Luis, mi stava aspettando e con lui c’erano anche Gonzalo, lo zio tuttofare, e Felix, un cugino che viveva a L’Avana e aveva l’auto, una vecchia Moskvich. Uscii facilmente dal controllo passaporti perché avevo un visto di tipo familiare, il cosiddetto A-2, che permetteva di soggiornare a casa di parenti senza dover obbligatoriamente servirsi delle strutture turistiche: dopo aver sbrigato le pratiche per la residenza non mi sarebbe più servito. In seguito sarei anche dovuto andare all’Ambasciata italiana per iscrivermi all’anagrafe dei residenti all’estero, come mi avevano ricordato gli impiegati degli uffici comunali dell’anagrafe di Torino quando ero andato a chiedere informazioni tempo prima.

Luis e Gonzalo avevano fatto il viaggio da Niquero a bordo di un camion con il quale avremmo dovuto trasportare tutta la mia roba. Era un camion di un’impresa agricola statale che Maribel aveva noleggiato, secondo degli accordi più o meno chiari che non ero mai riuscito a capire. In effetti l’unico modo per effettuare dei trasporti privati a Cuba era quello, dato che non c’erano imprese di traslochi a disposizione delle persone comuni. E non c’erano nemmeno le Pagine Gialle da poter consultare, come avevo fatto qualche settimana prima in Italia.

Purtroppo quella sera non fu possibile ritirare i miei pacchi, perché era troppo tardi e la dogana per il ritiro delle merci era già chiusa: avremmo dovuto ritentare il giorno dopo. Come se non bastasse, il camion non era nemmeno disponibile perché si trovava, inspiegabilmente e contro la nostra volontà, alla Isla de la Juventud, molto lontano da dove eravamo noi, ma i due autisti avevano lasciato detto a Luis che sarebbero stati di ritorno all'indomani. Fu un contrattempo che non presagiva niente di buono.

Salimmo tutti e quattro sulla Moskvich e ci dirigemmo verso la città. Durante il percorso, per sdebitarmi, dissi a Felix di fermarsi ad un distributore di benzina, così gli avrei pagato il pieno di carburante e dal sedile posteriore gli porsi un biglietto da cinquanta dollari. Con indifferenza rispose qualcosa che non riuscii a capire

“Che ha detto?” chiesi a Luis.

“Dice che il rifornimento lo facciamo dopo” rispose, intendendo dire che il rifornimento l’avrebbe fatto in un altro momento, comprando il carburante dove era più conveniente, cioè presumibilmente al mercato nero...



Image: Tim Beach / FreeDigitalPhotos.net